Archivio di dicembre 2008

Un’Europa secolarizzata chiede pace e diritti umani

giovedì, 18 dicembre 2008

papa_razziL’Unione Europea dovrebbe fondarsi su diritti umani, pace e democrazia, mentre il ruolo della religione è ormai trascurabile.

Questo il responso del nuovo Eurobarometro, l’indagine condotta periodicamente per conto della Commissione Europea tra le popolazioni degli Stati aderenti all’UE.

Le rilevazioni sono state effettuate tra il marzo e il maggio scorsi su un campione di cittadini di età superiore ai 15 anni residenti nei 27 Paesi dell’Unione. Agli intervistati è stato sottoposto un questionario attraverso cui scegliere i tre valori preminenti nella propria sfera personale e i tre più rappresentativi delle istituzioni europee.
Dodici le opzioni a disposizione: ruolo della legge, rispetto della vita umana, diritti umani, libertà individuale, democrazia, pace, uguaglianza, solidarietà, tolleranza, religione, autorealizzazione e rispetto delle altre culture.

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“Così ho capito che Obama avrebbe vinto”

mercoledì, 17 dicembre 2008

clerico_obamaPhiladelphia, 18 marzo 2008: Barack Hussein Obama pronuncia il suo primo e unico discorso sul razzismo.
Ricorda alla folla e a tutto il Paese che “l’America si fonda su un’idea grandiosa, quella che tutti gli uomini sono uguali”. Così pensavano coloro che firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza.
Oggi, oltre due secoli dopo, Obama può autodefinirsi “la prova vivente” che quei padri della patria avevano ragione.
E può dirlo non in quanto nero, ma in quanto americano.

“Ascoltando quel discorso – degno dei più grandi, da Lincoln a Kennedy a Luther King – ho capito che Obama avrebbe vinto”.
Luciano Clerico, corrispondente Ansa da Washington, comincia quel giorno la sua scommessa: scrivere la cronaca di otto mesi di corsa elettorale dando già un nome al futuro Presidente.
Nasce così Barack Obama. Come e perchè l’America ha scelto un nero alla Casa Bianca, ed. Dedalo, presentato ieri all’Università Statale dall’autore.

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Agnoletto: “A Genova rischiai l’arresto.
Alla Diaz catena di comando vicina alla sinistra”

giovedì, 11 dicembre 2008

“A Roma i vertici politici e delle forze dell’ordine avevano deciso di arrestare me, Luca Casarini e gli altri portavoce del Genoa Social Forum subito dopo i funerali di Carlo Giuliani. Non è accaduto solo perché nessun magistrato di Genova se l’è sentita di dichiarare il Gsf ‘associazione sovversiva’ e firmare l’ordine di arresto”.
Questo uno dei retroscena rivelati ieri sera da Vittorio Agnoletto alla Camera del Lavoro di Milano, alla serata di presentazione del video di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani Fare un golpe e farla franca.

Presenti, oltre agli autori, anche Haidi Giuliani – secondo cui “Carlo non è stato l’unico morto di Genova: l’impunità di cui da allora si sentono investite le forze dell’ordine sta alla base di altre tragedie come quelle di Federico Aldrovandi o delle tante morti poco chiare in carcere” – e il cronista del Resto del Carlino Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime del pestaggio alla scuola Diaz, che riporta come “al processo il senso di omertà tra gli imputati era una sensazione fisica. I pm non sembravano gli accusatori ma gli accusati, perché lo Stato stava dall’altra parte”.

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Ascolta le dichiarazioni di Vittorio Agnoletto

giovedì, 11 dicembre 2008

Il mancato arresto dei portavoce del Genoa Social Forum:

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La gestione dell’ordine pubblico del venerdì, giorno dell’attacco al corteo delle tute bianche e della morte di Carlo Giuliani.
In azione i Carabinieri, che ignorano gli ordini della Questura, mentre nella loro centrale operativa di Forte San Giuliano sono presenti Fini, esponenti di AN e probabilmente dei Servizi:

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La gestione dell’ordine pubblico del sabato, giorno del grande corteo unitario e dell’irruzione alla scuola Diaz.
Sul campo la Polizia agli ordini di De Gennaro e di una catena di comando vicina al centrosinistra e in particolare a Luciano Violante:

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I dubbi sulla resbonsabilità dell’omicidio di Carlo Giuliani:

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Il commento alle sentenze giudiziarie:

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L’appello all’unità per il futuro dei movimenti:

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La Thyssen è chiusa, ma Torino brucia ancora

martedì, 9 dicembre 2008

thyssenIeri sera – a un anno e tre giorni dalla sciagura della ThyssenKrupp – La7 ha mandato in onda La fabbrica dei tedeschi.

Il documentario di Mimmo Calopresti delude, dal punto di vista giornalistico come da quello artistico: nessun valore aggiunto all’inchiesta, autoinquadrature dell’autore che annuisce partecipe al racconto dei parenti delle vittime, accompagnamento musicale melodrammatico, un insulso inserto di fiction nel prologo affidato a volti celebri del cinema italiano.

L’instant movie del regista calabrese mantiene però il suo valore di testimonianza. La storia, i personaggi, i volti che oggi ci appaiono familiari perché (meglio) raccontati nei tanti reportage sul tema, negli anni futuri resteranno in vita grazie a questo film.

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Giuliana Sgrena torna in Iraq. Per tutti noi

giovedì, 4 dicembre 2008

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Ma la vittima di solito no.
Invece c’è una giornalista – intrepida o un po’ folle, dipende dai punti di vista – che ha deciso di rivarcare i confini del proprio incubo personale per continuare a fare il suo mestiere sul campo, secondo coscienza.

Giuliana Sgrena è di nuovo in Iraq.
Meno di quattro anni dopo essere stata sequestrata, il 4 febbraio 2005, da un commando dell’Organizzazione della Jihad Islamica, che l’avrebbe tenuta in cattività per un mese.
Si era ancora nella fase in cui i gruppi armati della resistenza irachena prediligevano i rapimenti di giornalisti stranieri, puntando a ottenere visibilità sui media occidentali o, più banalmente, riscatti più ricchi.
Tra l’aprile 2004 e il marzo 2005 in Iraq sono stati rapiti 40 reporter stranieri, di cui 6 purtroppo mai liberati, tra cui Enzo Baldoni*.

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