Il trapassato del giornalismo

Il ghigno strafottente che domina la tavolata dei relatori mentre Enrico Finzi – Presidente di AstraRicerche – racconta che “l’immagine sociale dei giornalisti è ‘pessima’ o ‘cattiva’ per la maggioranza degli italiani”, non lascia spazio a grandi speranze di cambiamento.

Ieri mattina, presso l’Università degli Studi di Milano, si è tenuto il convegno “Il futuro del giornalismo”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia con un respiro tutt’altro che locale: presenti i direttori di numerose testate nazionali, da Giampiero Gramaglia (Ansa) a Emilio Carelli (Sky Tg 24), da Maurizio Belpietro (Panorama) a Giancarlo Santalmassi (Radio 24), oltre a una platea di professionisti provenienti da tutta Italia.

Dispiace dirlo, ma la tanto abusata immagine di casta, già rispolverata per la congrega dei giornalisti dai pur discutibili post del blog grillesco, è quella che meglio si confà allo spettacolo messo in mostra ieri dalla categoria.

S’immagini il lettore il seguente scenario:

a) una cornice d’assoluto prestigio, l’Aula Magna di via Festa del Perdono, presidiata da hostess solerti e scintillanti;

b) il caffè di benvenuto, accompagnato da succhi di frutta e bignè di fine pasticceria, porto da inservienti prossimi alla livrea;

c) un’età media dei convitati decisamente superiore al mezzo secolo, se si eccettuano le infiltrazioni di pochi studenti facilmente individuabili;

d) i numerosissimi capannelli per il rituale scambio di saluti tra cortigiani, indispensabile a rimarcare la propria appartenenza e riconoscibilità all’interno del gruppo sociale;

e) l’ostentato ritardo con cui il Presidente Dell’Ordine Lorenzo Del Boca si presenta in sala (quale modo migliore di rimarcare chi è il capo supremo?);

f) gli ossequiosi ringraziamenti che compongono l’intero intervento di apertura di Letizia Gonzales, Presidente dell’Ordine della Lombardia, per la quale i temi di discussione rivestono un’importanza trascurabile rispetto alla necessità d’omaggiare, uno per uno, tutti i propri superiori.

Il clima da Gran Ballo rischia di essere guastato dall’indagine di AstraRicerche, che mette sul piatto dati imbarazzanti: per la maggioranza dei duemila intervistati il giornalista tipo del nostro tempo è scarsamente preparato, poco curioso, superficiale, privo di passione per la verità, iper-drammatizzante, poco affidabile e servo del potere.

Ma la schiera dei boss allineati al tavolo sa bene che non sarà certo la pubblica opinione a intaccare i loro feudi. Così l’unico ad apparire contrito resta Carlo Verdelli, direttore della Gazzetta dello Sport. L’unico tutto sommato estraneo alle accuse. L’unico a potersi sinceramente vergognare per gli altri.

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