Pubblicità, l’editoria con l’acqua alla gola

web-adL’emorragia non si arresta: il fatturato pubblicitario dei mezzi di comunicazione continua a calare. A ritmi vertiginosi.
E la crisi degli organi d’informazione, perlomeno di quelli tradizionali, pare destinata ad aggravarsi sempre più.

Nielsen Media Research ha diffuso i primi dati relativi al 2009: tra il gennaio dell’anno in corso e lo stesso mese del 2008 gli investimenti pubblicitari sui media in Italia sono diminuiti del 18,7%, passando da 697 a 567 milioni di euro.

Per gli spot in televisione – includendo sia i canali generalisti sia quelli satellitari – si è speso il  15,7% in meno (da 375 a 316 milioni).

Dati ancora peggiori per la stampa, i cui ricavi sono crollati del 25,5%, da 187 a 139 milioni.
La crisi investe tanto i quotidiani (-25,8%) che i periodici (-27,3%). Si salva in parte solo la free press (-7,8%), che però movimenta cifre irrisorie (7-8 milioni di euro) rispetto ai parenti più nobili.

Drammatica la situazione delle radio – per le quali gli annunci costituiscono l’unica fonte di introiti – che hanno incassato ben il 30,9% in meno rispetto a un anno prima (22 milioni anziché 32).

Unico vettore in controtendenza è internet: i ricavi pubblicitari in rete sono aumentati dell’1,8%.
Certo i valori assoluti – poco più di 40 milioni di euro – sono ancora troppo contenuti perché si possa parlare di uno spostamento significativo degli investimenti da un mezzo a un altro.
Ma, ormai lo dicono anche le cifre, il futuro sta nella tripla W.

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