Articoli marcati con tag ‘usa’

Yankee crisi blob: 5. Il gioco delle tre carte di Geithner

martedì, 24 marzo 2009

geithnerLe Borse gradiscono, i Nobel attaccano. Sono contrastanti nel mondo economico le reazioni al piano Geithner di intervento sui mercati finanziari presentato ieri.

Obiettivo del Segretario del Tesoro di Obama resta quello di liberare i patrimoni delle banche dai titoli tossici, nella speranza che ciò reinneschi le dinamiche della concessione del credito, al momento totalmente bloccate.

A questo scopo, Geithner si appresta a lanciare una serie di aste sui titoli a rischio, che dovrebbero essere acquistati da nuovi fondi d’investimento appositamente creati.
Tali fondi saranno nominalmente costituiti su una partnership pubblico-privata: 50% al Tesoro, 50% a privati.

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Yankee crisi blob: 4. La valanga secondo Gaggi

venerdì, 13 marzo 2009

gaggi“Dal 4 settembre al 4 novembre è cambiato il mondo. Si è passati dal drill baby drill con cui alla convention repubblicana si inneggiava alle perforazioni dell’Alaska e delle coste americane all’elezione di Obama che ha segnato l’inizio di una nuova era di austerity in cui si dovranno rivedere i modelli di consumo”.
Massimo Gaggi, corrispondente dagli USA del Corriere della Sera, ha assistito da vicino alla “crisi genetica del capitalismo” e la racconta nel suo ultimo libro edito da Laterza La valanga. Dalla crisi americana alla recessione globale, presentato ieri alla Sala Buzzati della Fondazione Corriere.

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Yankee crisi blob: 3. NYT a picco, di chi la colpa?

martedì, 3 marzo 2009

nyt-titanicNiente più dividendi per gli azionisti. Caduto il taboo della pubblicità in prima pagina. La nuova sede, il grattacielo di Renzo Piano, in vendita.
I segnali non mentono: il New York Times è in crisi nera.
A causa del calo di vendite e soprattutto del crollo della raccolta pubblicitaria, si è detto.
Invece dalle stesse pagine del quotidiano più prestigioso d’oltreoceano affiora un’altra spiegazione: la colpa è soprattutto dello stock buyback.

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Yankee crisi blob: 2. La rivincita del porcellino

martedì, 3 marzo 2009

salvadanaioPer la prima volta dal 1995, il tasso di risparmio (savings rate) delle famiglie americane ha toccato il 5%.
Per un’economia fondata sul produci-consuma-crepa come quella a stelle e strisce, questo è considerato un dato allarmante e ha già avuto ricadute sull’andamento di Wall Street.
Ma che l’americano medio si “genovesizzi” un pochino, anziché continuare a comprare compulsivamente beni superflui a rate, non è necessariamente un male.

Yankee crisi blob: 1. Anche i ricchi piangono

martedì, 3 marzo 2009

borse-a-piccoCol suo nuovo piano fiscale, Obama sembra voler mantenere le promesse di guerra ai privilegi: le accresciute imposizioni sui redditi di fascia alta dovrebbero assicurare nuove entrate per 350 miliardi di dollari in 9 anni.
Ma la misura che dà più fastidio alle lobbies è l’annunciata stangata sulle rendite finanziarie: la tassazione dei profitti (capital gains) derivanti da fondi speculativi (hedge funds) o plusvalenze da compravendita di titoli (private equity) salirà dall’attuale 15% fino al 39.6%.
Wall Street piange: buon segno, l’uomo dell’Illinois fa sul serio.

“Così ho capito che Obama avrebbe vinto”

mercoledì, 17 dicembre 2008

clerico_obamaPhiladelphia, 18 marzo 2008: Barack Hussein Obama pronuncia il suo primo e unico discorso sul razzismo.
Ricorda alla folla e a tutto il Paese che “l’America si fonda su un’idea grandiosa, quella che tutti gli uomini sono uguali”. Così pensavano coloro che firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza.
Oggi, oltre due secoli dopo, Obama può autodefinirsi “la prova vivente” che quei padri della patria avevano ragione.
E può dirlo non in quanto nero, ma in quanto americano.

“Ascoltando quel discorso - degno dei più grandi, da Lincoln a Kennedy a Luther King - ho capito che Obama avrebbe vinto”.
Luciano Clerico, corrispondente Ansa da Washington, comincia quel giorno la sua scommessa: scrivere la cronaca di otto mesi di corsa elettorale dando già un nome al futuro Presidente.
Nasce così Barack Obama. Come e perchè l’America ha scelto un nero alla Casa Bianca, ed. Dedalo, presentato ieri all’Università Statale dall’autore.

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Geithner al Tesoro nel puzzle di Obama

martedì, 25 novembre 2008

Un mix di decisionismo e sangue freddo.
Quello che serviva, e di cui ha dato prova negli ultimi frenetici mesi.
Timothy F. Geithner, capo della Federal Reserve Bank di New York, sarà presto il nuovo Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, uno dei posti chiave del futuro Gabinetto di Obama.
L’uomo cui toccherà il compito di traghettare gli USA fuori dalla crisi finanziaria, o almeno di provarci, ha solo 47 anni ma una solida esperienza governativa. Nell’ultimo anno ha di fatto svolto il ruolo di anello di congiunzione tra Washington e Wall Street, tra il suo predecessore al Tesoro Paulson e il governatore della Federal Reserve Bernanke, tra le istanze della politica e quelle del mondo finanziario. Si è già trovato a gestire decisioni controverse, dal fallimento di Lehman Bros. ai salvataggi di Bear Stearns, AIG e Citigroup.
Niente confronto a ciò che lo aspetta.

Mike rimbrotta l’anarchico Dan

mercoledì, 5 novembre 2008

“Adesso vado a prenderlo per il collo”. Così l’obamiano di ferro Mike Bongiorno ha reagito alla notizia che il suo amico Dan Peterson non ha votato per eleggere il quarantaquattresimo presidente degli States.

Ieri sera a La Banque - lounge bar chiccosetto in zona Cordusio - il consolato americano ha invitato i milanesi a stelle e strisce a seguire la notte elettorale. Luci soffuse, un maxischermo per piano e fiumi di Budweiser con qualche rivolo di caffè per tirar l’alba.

A presentare la serata un capostipite della yankeetudine trapiantata sotto la Madonnina: coach Dan. Che però, tra un intervento sul palco e l’altro, confessa di non votare da più di vent’anni e conferma una convinta astensione anche a questo giro.

A tirargli le orecchie ci pensa un altro celebre americano d’Italia presente alla serata, Mike Bongiorno. Mister “Allegria!” si rivela a sorpresa un democratico di lungo corso: tifa Obama, cita Kennedy e Clinton tra i grandi presidenti del dopoguerra, ripudia Bush e le sue guerre. E scatta a cercare l’allenatore appena scopre che s’è messo contro il Presidente.

Ascolta l’audio di Dan Peterson:

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E la replica di Mike Bongiorno:

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