Yankee crisi blob: 2. La rivincita del porcellino

salvadanaioPer la prima volta dal 1995, il tasso di risparmio (savings rate) delle famiglie americane ha toccato il 5%.
Per un’economia fondata sul produci-consuma-crepa come quella a stelle e strisce, questo è considerato un dato allarmante e ha già avuto ricadute sull’andamento di Wall Street.
Ma che l’americano medio si “genovesizzi” un pochino, anziché continuare a comprare compulsivamente beni superflui a rate, non è necessariamente un male.

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2 Commenti a “Yankee crisi blob: 2. La rivincita del porcellino”

  1. loziofabio scrive:

    ok.
    mi torna il ragionamento.
    ma supponiamo che…
    ….così per ipotesi…
    ….l’americano medio si radicalizzi, sulla scia del trend degli ultimi anni (vedi la religione), piuttosto che genovesizzarsi….
    …spendendo ancora di piu’…
    …sempre di più…
    …i soldi che non ha…
    indebitandosi ancora di piu’ con la Cina…
    ..ecc. ecc.
    il tuo quasi-sillogismo diventerebbe:
    produci-nonConsumarePerchéNonHaiSoldi-crepa
    il che, semplificando in termini di logica formale la doppia negazione, ci porta a (sempre per l’americano medio):
    produci-crepa.
    e neanche questo è necessariamente un male.

  2. Marco scrive:

    Non mi illuderei troppo. L’aumento del tasso di risparmio e’ un tipico indicatore recessivo. Licenziamenti di massa e fallimenti delle imprese portano a timore generalizzato. per cui aumentano i risparmi. Il governo tipicamente abbassa i tassi di interesse (ora ad un minuscolo 0.25% in USA), il che rende sfavorevole il risparmio e invoglia gli investimenti aziendali. In termini puramente teorici questo dovrebbe portare alla fine della fase recessiva (ma non si sa mai quando) e rilanciare da una parte gli investimenti aziendali e invogliare al consumo. Per cui aspetterei la fine della fase recessiva per giudicare la solidita’ del dato.

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