Niente più dividendi per gli azionisti. Caduto il taboo della pubblicità in prima pagina. La nuova sede, il grattacielo di Renzo Piano, in vendita.
I segnali non mentono: il New York Times è in crisi nera.
A causa del calo di vendite e soprattutto del crollo della raccolta pubblicitaria, si è detto.
Invece dalle stesse pagine del quotidiano più prestigioso d’oltreoceano affiora un’altra spiegazione: la colpa è soprattutto dello stock buyback.
Tra il 1998 e il 2004 la New York Times Company ha cercato di “ricomprare se stessa” acquisendo grandi quantità di proprie azioni in mano ad altri investitori. Un apparente rafforzamento. Il problema è che queste azioni sono state comprate a debito e nel frattempo il loro valore in borsa è crollato affossando il bilancio della compagnia.
Da un lato appare confortante che la tanto declamata crisi dell’editoria possa dipendere da azzardate mosse al Monopoli finanziario più che da dinamiche legate all’economia reale.
Dall’altro, sembra che il buyback fosse diventata una pratica molto di moda negli ultimi anni, diffusa in tutti i settori: quante altre imprese rimarranno vittima dello stesso meccanismo?
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